| Perché
la qualità della mente di Luigi Longhin
(Prefazione al libro "La qualità della mente" - Florence Art Edizioni 2008)
Limportanza
data alla ricerca della "qualità" da parte della cultura contemporanea e della
società è fuori dubbio. Essa investe ogni ambito, da quello dellindustria e della
sanità a quello delleducazione, dello sport, della nutrizione, dello svago, del
divertimento e ad ogni forma di esistenza organizzata. Nel linguaggio corrente si dice,
infatti, di "buona", di "ottima qualità" come, allopposto, di
"cattiva" e di "pessima qualità".
Il termine "qualità" si trova sovente impiegato per indicare il positivo anche
se è, di fatto, declinabile al negativo. Tale ricerca può allora riguardare la mente? È
facilmente rilevabile linteresse, diretto o indiretto, dimostrato da parte dei
diversi saperi per la qualità della mente. Si può registrare unattenzione sempre
più crescente per il "mentale" che è riscontrabile nelle diverse discipline,
dalle neuroscienze alla psichiatria, dalla psicologia dello sviluppo alla sociologia e
allarte nelle sue diverse espressioni: letteraria, teatrale, cinematografica,
pittorica e musicale.
Il testo affronta il problema della "cattiva qualità" della mente che si
manifesta nelle forme di violenza individuale, sociale e politica ed, in particolare, del
terrorismo internazionale.
Il Novecento è ricordato come il secolo della violenza, del terrore, del totalitarismo e
dellodio. Nel capitolo ad esso dedicato vengono analizzate le nuove forme di
violenza, quella dei serial Killer, il delirio messianico, la famiglia banda, la figura
genitoriale in equilibrio precario tra maturità e pseudo-maturità, la "banda di
ragazzi" e la "banda di ragazze", dal conflitto familiare al conflitto
collettivo e sociale.
Viene posta attenzione alla democrazia affettiva nellambito familiare e
nellambito istituzionale, alla psicoanalisi del divano, alla psicoanalisi delle
Istituzioni, alla grave crisi delluomo contemporaneo ed alla necessità del ritorno
ai valori naturali.
Si analizzano le cause della malattia mentale e della sofferenza psichico-mentale nelle
diverse forme: persecutoria, confusionale e depressiva. Nel testo viene indicata la
proposta di collaborazione tra Neuroscienze e Psicoanalisi in una corretta impostazione
epistemologica, rispettosa dei rispettivi referenti, predicati operativi e predicati
fondamentali specifici delle due discipline.
La storia conflittuale tra lepistemologia e la psicoanalisi è affrontata con lo
scopo di mettere in risalto la svolta oggettivistica e relativistica
dellepistemologia contemporanea sottolineando la necessità di una competenza
"professionale" per una cultura epistemologica specifica, ossia quella
psicoanalitica. Molta attenzione è rivolta alla riflessione filosofica di Kant quale
primo epistemologo e grande conoscitore della mente.
Si rivolge particolare interesse anche al pensiero del filosofo Charles Taylor, che
dialoga con il sapere psicoanalitico nella ricerca dellautenticità della mente e
della strutturazione della personalità. La qualità estetica e la creatività in
psicoanalisi sono approfondite in modo particolare, collegandole alla teoria del conflitto
estetico ed a "amore e timore" della bellezza in Meltzer.
Le qualità negative della mente, quali forme devianti dal rapporto con la realtà sociale
e politica, lideologia e lutopia, sono puntualmente analizzate. La qualità
della mente viene "compromessa", "rovinata" o resa di "pessima
qualità" quando lideologia è promossa, alimentata e sorretta da sentimenti
negativi di odio, di invidia, di rivalità che imperversano in una struttura psichica
autoritaria, sadica, megalomanica e distruttiva che si manifesta in modo eclatante non
solo nelle figure dittatoriali, ad esempio Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot, ecc., ma in tutte
quelle persone che mettono in atto gravi forme di violenza, giustificandole con il
supporto dellideologia. Spesso i processi mentali di demonizzazione
dellideologia avversaria e di idealizzazione della propria stanno allorigine
di molta violenza e soprusi, causa di sofferenze disumane non solo negli Stati Totalitari.
È allora comprensibile la tesi secondo la quale luomo non potrebbe fare a meno
della ideologia poiché rappresenta il mondo interno "normale o patologico".
Anche il concetto di utopia esprime una sorta di sogno sociale senza che questa ci
indichi le modalità attraverso le quali raggiungere la società sognata.
Sovente una visione utopica viene considerata come una forma di atteggiamento
schizofrenico nei confronti della società in quanto permette di fuggire dal presente e
nello stesso tempo sfugge ad ogni forma di controllo o di verifica. Entrambi i concetti,
di ideologia e di utopia, vanno letti, come riteneva già Mannheim, come forme devianti di
rapporto con la realtà. Va ricordata qui laffermazione del filosofo Ricoeur (1994):
"La patologia dellideologia è la dissimulazione, la patologia dellutopia
è levasione".
Legato al problema dellideologia è il problema del potere, considerato dal punto di
vista psicoanalitico, quale "cancro" (Di Chiara,1999), sia della struttura
mentale del singolo soggetto umano che del soggetto collettivo. Di fondamentale importanza
nella distinzione tra "potere-dominio", quale forma che "infantilizza"
e forma di "capacità di governo" che funziona come "gruppo di lavoro"
che affronta i problemi e cerca di risolverli.
Il potere-dominio viene considerato, dal punto di vista psicoanalitico, una
modalità patologica individuale e collettiva che dà origine a forme di
totalitarismi in ogni istituzione sociale, politica, partitica e religiosa.
Il testo analizza anche il problema del dialogo privilegiato della psicoanalisi con la
filosofia e distingue ciò che è specifico della riflessione metafisica e ciò che
appartiene al sapere psicoanalitico sia a livello teorico che a livello clinico.
Infine, la qualità "positiva" della mente viene indicata nel raggiungimento
della felicità quale stato positivo della mente colto nellarmoniosità, serenità,
tranquillità e limpidezza.
Il ventesimo secolo è stato caratterizzato anche da questa ricerca relativa al
raggiungimento e al mantenimento della felicità da parte della psicoanalisi che ha
operato con modalità proprie di un sapere scientifico, ossia rigoroso, oggettivo ed
attendibile, modalità distinte dalla riflessione puramente teorica come quella
filosofica.
In questo senso loperare del sapere psicoanalitico è duplice in quanto, da una
parte è impegnato al contenimento ed alla elaborazione della componente negativa della
mente, costituita dalle parti del Sé negative, arroganti, distruttive, megalomaniche,
sadomasochiste e narcisistiche, parti false del Sé, dallaltra, è impegnato anche a
favorire lo sviluppo della parte del Sé positiva, fiduciosa, serena, tranquilla e
creativa perché la felicità è una conquista della mente umana.
Quale alternativa alla "cattiva" qualità della mente, cioè dei sentimenti
negativi (odio, rancore, gelosia, invidia e risentimento,ecc.), delle modalità
provocatorie e seduttive, la psicoanalisi propone la "buona" qualità della
mente che consiste nella positività del mondo interno, conosciuto e realizzato
costantemente mediante la partecipazione di tutti i sentimenti positivi, ricordando che
"non fosse per il mondo che è in noi, il mondo che ci circonda sarebbe
desolato" (Wallance Stevens).
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