| (dalla prefazione di Lisa Rizzoli) L'esperienza, del tutto particolare in Stefano Ridolfi, di contaminazione
tra linguaggio visivo (fotografie in parte rielaborate al computer) e linguaggio poetico
indica un percorso sperimentale che combina diversi aspetti dell'operare con l'esigenza
espressiva.
Le foto-poesie di Ridolfi, ora raccolte sotto il titolo Riflessi d'invisibile, sono la
realizzazione di un procedimento artistico che muove da materiali e mezzi di diversa
natura e li armonizza fra loro rimanendo aderente ad un'idea di fondo che, nondimeno,
lascia spazio alla creatività emozionale, all'intensità di ogni singolo momento.
L'impegno a dar vita e valore ad un motivo ispiratore si coniuga con il rispetto per la
sostanza, forgiata con delicatezza e con amore.
I pensieri, le suggestioni, gli stati d'animo che occupano lo spazio delle poesie prendono
campo nelle immagini fotografiche e queste si arricchiscono e si completano nella
contiguità con la voce che le narra, inserendosi in un circuito semantico di echi e di
rimandi reciproci.
Nel loro insieme le composizioni sono sorrette da un intendimento: cogliere e
rappresentare la realtà così come l'occhio dell'autore e la sua sensibilità si trovano
a percepirla volta per volta, a partire dall'impulso di un paesaggio naturale o urbano, da
un momento di vita quotidiana o dalla riflessione sulle cose e sui sentimenti. Il mondo,
se considerato realisticamente come ciò che può essere comunemente percepito, sembra non
essere sufficiente di per sé.
Nell'elaborazione che l'esperienza soggettiva qui ci palesa, non c'è comunque volontà di
snaturamento, semmai un desiderio di potenziamento del senso nella direzione del
metafisico e verso una visione cosmica dell'esistenza. I termini del rapporto si
intrecciano in un luogo dove le alterità del vivente si connotano nel legame fortemente
coeso che tiene il molteplice correlato con il tutto, terreno e ultraterreno. L'aderenza
alle sensazioni e alle emozioni è riprodotta attraverso i due mezzi espressivi chiamati
in causa, badando a non concedere troppo al descrittivo e al didascalico.
L'immagine ha la funzione di catturare l'attenzione e di imprimere una suggestione che
accompagna la lettura del testo. Il testo arricchisce ulteriormente l'immagine e così via
in un moto di rimandi speculari. La luce è un elemento che fa scaturire dalla memoria
inconscia la percezione di aspetti invisibili dell'esistente che emergono come intuizioni,
visioni, atmosfere oniriche o come segni di quei legami profondi che tracciano i percorsi,
in gran parte misteriosi, fra micro e macrocosmo.
Nelle pagine si avverte una sorta di richiamo a una riconsiderazione del significato che
può assumere per l'individuo l'arte, e la poesia in particolare, all'inizio di un nuovo
secolo.
La tentazione che Ridolfi asseconda soprattutto nella prima parte del libro è quella che
ha condizionato gran parte della nostra letteratura novecentesca: cedere al fascino di un
intimismo doloroso a cui si può opporre solo l'atteggiamento nichilista. La riduzione o
addirittura l'azzeramento della possibilità di un pensiero positivo può indurre il
rischio di una autogenerazione del nulla che spinto al limite estremo riproduce se stesso:
"E da là scorgere solo / l'orrendo vuoto celato / da mere illusioni,/ da stupidi
sogni che diradandosi / svelano l'oscura essenza del nulla."
Unica difesa la speranza che apre un varco nell'area semantica dell'alienazione; speranza
che è inizialmente legata alla nostalgia, al sogno o al vagheggiamento della luce degli
spazi siderali:
"Rare file di fotoni / s'intrecciano danzando / in nodi di luce migranti / a formare
legami indissolubili/ che il tempo, da solo,/ mai potrà districare."
Dalle poesie Preghiera, Cambiamento, Risveglio,
Lampo di Luce, Vita in poi, si afferma sempre più il
riconoscimento del concorso di tutte le forze naturali alla composizione del reale, dai
corpi celesti agli atomi e ai fotoni interagenti fra loro nella pienezza dell'universo:
"È come toccare un cuore che batte,/ liscio e umido, poterlo baciare / e sentire nel
suo battito / il sapore antico della Terra / impresso nell'anima."
Progressivamente la poesia si apre alla capacità di umanizzare e riattualizzare la
fiducia che scaturisce dalla forza generatrice e magmatica della terra: "ritrovo / la
segreta essenza del vivere, / come in un tempo nuovo/ che arriva sempre / e che non sfugge
mai."
Il riconoscimento dell'io nel proprio simile conduce l'autore ad una sempre maggiore
consapevolezza della necessità dell'impegno. L'arte deve rispondere a esigenze concrete,
che possano incidere sul percorso esistenziale di ognuno, chiamando in causa anche gli
aspetti oscuri del nostro tempo. È un'epoca che ha prodotto stragi, come testimoniano le
vittime dell'11 settembre, un'epoca che ha tolto l'innocenza, che spinge alla solitudine,
all'omissione, all'abbandono, che soprattutto sperpera risorse preziose, indifferente ai
bisogni primari dei più, che mette il cuore in catene e crea false illusioni. L'opera di
Ridolfi si fa denuncia e richiesta di un riscatto che parte direttamente dalla coscienza
personale. In questo senso l'arte assorbe e restituisce il volto vitale all'esistenza.
L'uso della tecnologia mediatica e digitale, in quanto prolungamento della mente e dei
suoi mezzi, è adottato da Ridolfi in modo poco invasivo tanto da permettergli di
elaborare le fotografie conservando un vero sentire e un approccio che include
l'eventualità espressiva del senso poetico. In questo scenario, l'autore ridiventa attore
della propria vicenda e partecipa a un sentimento di condivisione che lo vede protagonista
di un mondo restituito alla vita.
Lisa Rizzoli |